mi sento

24 Aprile 2009

sola

buon natale

19 Dicembre 2008

natalegeo1

irriverente #1

16 Dicembre 2008

Primo punto.

Allora, già io la faccenda dell’ Immacolata Concezione non l’ho mai capita.
Non mi tornano i conti.
A scuola ero un disastro in matematica, ma a contare fino a 9 (mesi) ci arrivo.
E dunque qualcuno mi spieghi come fa la Madonna a sapere di essere incinta l’8 Dicembre ad opera dell’Arcangelo Gabriele (sapere, non incinta) e partorire il 25?

I casi sono due:
- o la Madonna è stata l’unica primipara femminile umana ad avere una gravidanza di 12 mesi + 17 giorni (gravidanza della Madonna, per l’appunto)
- oppure quando il biondo riccioluto Gabriele gliel’ha detto lei aveva già una panza così essendo di fatto al 9° mese di gravidanza.

Attendo delucidazioni, per favore. Perché l’ho chiesto anche a mia suocera e non abbiamo trovato alcuna soluzione logica.

Secondo punto.

Notte del 25 Dicembre, Betlemme.

Ignoro che tempo faccia a Betlemme durante l’inverno, ma per fortuna siamo nel 2008 e basta cercare su Google “Betlemme Wheather”  (o forse Bethlem, non so) per scoprire che da quelle parti la notte è suppergiù rigida quanto le nostre (http://it.weather.yahoo.com/WEXX/WEXX0001/index_c.html - 5° gradi di massima).

E allora, Santa Maria, già che hai partorito in un fienile completamente esposto alle intemperie della notte cisgiordana, e infatti hai dovuto mandare Giuseppe (santo, davvero) a cercare un bue ed un asinello per scaldare il tuo piccolo appena nato con il loro fiato caldo, e ora te ne stai lì come in tutti i presepi del mondo con le braccia allargate e i palmi rivolti verso l’alto, contemplando il Miracolo, l’espressione beata, mentre tuo marito appena più in là lo guarda appoggiandosi al bastone da pastore, beato e illuminato anch’egli … e il piccolo Gesù altro non indossa se non uno straccetto che gli copre le parti basse (come visto in tutti i presepi del mondo) e pure lui alza le braccine con i palmi verso l’alto (cosa peraltro impossibile per qualsasi neonato).

E allora diciamocelo, Maria, da mamma a mamma: una che partorisce nella notte cisgiordana a 5° centigradi adagia il pupo nella mangiatoia e lo fa riscaldare dal fiato di bue e asinello o lo PRENDE IN BRACCIO per evitargli l’ipotermia?

Ma perché in nessun presepe del mondo tu tieni in braccio tuo figlio?

Queste sono solo alcuni dettagli di una religione che più cerco di afferrare e meno capisco. Buone Feste a tutti.

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Allora, cosa ho fatto in questi giorni. Perchè vedo che un’altra volta nonhoavutotempo ed il blog neo-nato è già stato abbandonato.

Ho fatto i colloqui alla scuola media dei due grandi e pure alla materna. Dove mi sono sentita dire “signora il disegno era tanto bello, peccato che abbia fatto il pupazzo di neve blu e non bianco! I pupazzi di neve sono bianchi!”. Ma ho mandato giù il rospo perché ero proprio tanto stanca e non avevo voglia di cominciare una discussione sul ruolo liberatorio e creativo del disegno, e lasciamo perdere l’interpretazione e come ognuno di noi vede le cose, tanto sono 10 anni che cerco di parlare di queste cose alle maestre, ma evidentemente il loro compito non è educare e sviluppare talenti: è uniformare. O sarò io troppo insofferente pure alle regole stupide.

Dicevo, ho fatto i colloqui. Ho trovato una ragazza fantastica che aiuta Leo a fare i compiti e me l’ha trasformato in due settimane in uno che AMA studiare. Evidentemente è riuscita a infondergli quella sicurezza in sé stesso che io non riesco a dargli. E Buba pare voglia iscriversi al conservatorio. Non insisto e non spingo, ma certo sarebbe meraviglioso se lo facesse.

Poi ho lavorato tantissimo, e devo dire con grande soddisfazione, anche se purtroppo al momento i miei sforzi sono tutti tesi a sistemare situazioni passate più che rivolti verso il futuro, il che probabilmente mi fa rientrare nella categoria dei coglioni più che in quella dei furbi. Ma si sa, noi donne siamo romantiche.

Ho litigato con il commercialista e mandato a  ”trallalà”  pure l’avvocato. Mi dispiace ragazzi, ho bisogno di gente sveglia. Da quasi undici mesi sto nelle sabbie mobili, e se ancora galleggio è perché mi sono sbattuta come una disperata per non affondare ma nessuno mi ha teso uno straccio di salvagente. Ora ho davvero e seriamente bisogno di qualcuno che mi aiuti a risolvere tutte le faccende burocratiche di cui io ne capisco meno di zero. E non ho voglia di capirne. Mi annoiano a morte. Sei mai entrato in un qualsiasi ufficio di Equitalia? Roba da spararsi e da domandarsi perché sei venuto al mondo… In più, cosa fondamentale, finchè non mi libero di questi strascichi non posso girare pagina e andare avanti. Girare pagina e andare avanti non significa DIMENTICARE quello che è stato prima, significa semplicemente ripartire con nuovo slancio e ricominciare a guardare al futuro con un po’ di ottimismo. E possibilmente riprendere a fare foto (il che è strettamente collegato).

Ho un paio di progetti che – incrociamo le dita – se tutto si incastra per il verso giusto e le congiunzioni astrali per una volta sono favorevoli potrebbero pure diventare veri.

Ho fatto un po’ di shopping, io che detesto andar per negozi, mi sono messa lo smalto trasparente sulle unghie, ho visto Gomorra senza sottotitoli (e non ho capito nulla) e ritrovato vecchi amici e colleghi su Facebook.

Stasera ho rivisto Schindler’s List e lì mi sono un po’ bloccata. Perché non riesco ancora a pensare al dolore degli altri senza esserne coinvolta e sentirmi sulle spalle l’intero dolore del mondo. Sono forte ma non così tanto. Reggo il mio di dolore, ma oltre non ci riesco.

Domani la nonna vorrebbe che andassimo al cimitero. Può essere che io ci vada, anche se ne farei pure a meno. Perché pensa e ripensa, di notte e di giorno, aspettando un segnale o una cosa tipo il film “ghost” o un suono, o un profumo, e invece nulla nulla nulla. me ne sto convincendo: non c’è nulla prima, c’è pochissimo durante (come ho detto a Buba quando ero in ritardo di 10 minuti: cosa vuoi che siano questi 10 minuti rispetto ai milioni di milioni di vita della terra?) e non c’è NIENTE niente dopo.  Non c’è nulla, almeno per chi come me non ha fede. Siamo granelli di sabbia scagliati sulla spiaggia per qualche minuto finché l’onda non ci riporta nel mare.

Anche se il pensiero un po’, lo ammetto, mi fa star male.

Che brutta sensazione, toglimela di dosso. 

Ci sono giorni – come ieri – che avverto nell’aria un’imminente catastrofe. Quale? Un’altra? Ancora?
E’ una sensazione strana, come un’aria carica di elettricità prima del temporale che non vuole scoppiare, e si allontana. Forse uno psicologo la classificherebbe comunemente come “ansia”, ma gli psicologi non mi sono mai piaciuti e non vedo perché dovrei andare a raccontare i fatti miei ad un perfetto sconosciuto che nella maggior parte dei casi mi sciorinerebbe una quantità di luoghi comuni e frasi fatte senza nemmeno rilasciarmi regolare fattura. Infatti, con la mia amica L. che è pur psicologa, di psicologia non ne parliamo mai.

Tornando alla sensazione di catastrofe (detta anche, più comunemente, SFIGA), non è la paura che accada qualcosa di brutto a me o ai miei cari, non è la paura di un incidente, o di morire, o di andare in macchina, o di attraversare la strada, o di ammalarmi. E’ la paura di qualcosa che non so definire perché non so immaginare. La fine del mondo, forse. Anche se a quel punto ci sarebbe davvero poco da preoccuparsi.

E’ la sindrome di Murphy, suppongo. E’ la paura che le cose vadano ancora peggio, sempre peggio, peggio di così. Si può? Si può, si può.

Per fortuna Leo da qualche tempo ha cominciato ad andare a scuola a piedi insieme a Buba. “Così vado con Guido”, dice lui. La verità è che sa benissimo che per me uscire alla mattina con tutti e tre e me medesima vestiti e lavati prima delle otto, io che sono una gran dormigliona, quella sì che era una vera catastrofe. E in più un paio di volte l’ho fatto pure arrivare tardi. E si è beccato la sgridata della solita prof. Quindi ha deciso di andare per conto suo, tesoro.

E allora qualche mattina – salvo lavatrici o cose urgenti da fare – dopo che i due grandi sono usciti mi rimetto nel lettone insieme alla piccola. A quell’ora poi c’è una luce fantastica che filtra dalla persiana e dalla tenda che ho attaccato con due chiodini (ricordarsi di andare all IKEA per comprare le aste per le tende, n.d.r.), perlomeno finché dura quest’autunno dorato. Allora mi appallottolo tutta avvolta dal piumone vicinissima a lei e la guardo dormire stando attenta a non fare il minimo rumore, senza quasi nemmeno respirare, per non svegliarla. Sembra davvero un angelo del paradiso, un putto del Perrault con i riccioli ramati tutt’attorno alle guance rosa. Chissà cosa sogna. Ghiri e marmotte, ovetti kinder e orsacchiotti.

Ed è tutto quello che non sono io: è serena.

Ed è esattamente in momenti come questi che penso: “Ma chi me lo fa fare di alzarmi? Io sto qui per sempre”. Al diavolo il lavoro, e gli avvocati, e il tribunale, e le tasse da pagare, e la dhl che arriva per prendere i pacchi in ufficio, e i clienti che vogliono la modifica, e il preventivo che è sempre troppo alto, e le maestre che vogliono 9 euro per il libro, e i colloqui, e il supermercato, e il cane da portare giù, e il pranzo da preparare, e i compiti da controllare, e le telefonate, e l’invito a cena che non puoi rifiutare perchè guai a chiuderti in te stessa, e la lavatrice, e la raccolta differenziata..

Per fortuna dura poco, perché in genere dopo qualche minuto di beata contemplazione gli occhioni cerulei – forse sentendosi osservati – si spalancano e da quella boccuccia di rosa esce chiaro e forte e stridente con tutta quella poesia che scoppia in un nanosecondo:

“MAMMA!!!!! MI METTI UN CARTONE?!

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Non è difficile

11 Novembre 2008

Georgia. Con la E. Come lo stato.
Non Giorgia, con la I, ma Georgia con la E.
Ecco, finalmente l’ho detto!

Qualcuno mi spieghi

4 Novembre 2008

come fa Richard Gere ad andare in auto da Hollywood al Tibet.

sensazioni

29 Ottobre 2008

Il mercato del sabato mattina, dove gli unici banchi affollati sono quelli “tutto a cinque euro”. Gli sguardi delle persone che ti dicono di fidarti, e quelli di chi ti dice di non farlo. Magici incroci. La vecchietta che passeggia ogni giorno verso le 3 del pomeriggio spingendo la carrozzella di un vecchietto ancora più di lei. I negozi del centro pieni di meravigliosi vestiti e il lidl pieno di meravigliose offerte. Gli occhi di Leonardo che mi interrogano senza chiedere (lui è indubbiamente un grande). Il ponte dei santi, dei morti, e dei supermercati già pieni di orribili crisantemi. Il girare intorno alle cose in modo indiretto, la furbizia che colgo e quella che non colgo, il bicchiere di vino di troppo, l’entusiasmo che si smorza, l’ora di ginnastica. “Ce l’ho fatta”, “Non ce la faccio”. Stanchezza ma poi passa, uno due tre caffè e supradyn a go-go.  Attendo fiduciosa, spero ma non troppo. Vado senza guardare. Mi isolo in compagnia. Del tutto autonoma. Brutta parola, l’autonomia.

“Vado a passeggiare nella foresta di Fontainebleau, faccio indigestione di verde, devo pur liberarmi di questa sensazione in un quadro. ” (P.Picasso)

puntate precedenti

29 Ottobre 2008

Stavo rileggendo i vechi post sul vecchio blog.
A parte il punto 3 non è cambiato molto ….

HOME SWEET HOME (30.09.2004)

Insomma, ieri ero proprio stanca.
Così stanca che avrei voluto uscire prima dall’ufficio per andarmene a casa e sdraiarmi a letto. Così stanca che non sarei riuscita nemmeno a leggere un giornale, non parliamo di un libro. Così stanca che persino gli Amici di Maria su Canale 5 avrebbero richiesto troppa concentrazione. Talmente stanca che non vedevo l’ora di sdraiarmi in penobra, in silenzio, e chiudere gli occhi, e non pensare a nulla.

Ma.
Nell’esatto momento in spengo il computer, prendo le chiavi e mi avvio verso la porta a vetri dell’ufficio vedo venirmi incontro mia suocera con L., 7 anni, e il suo amichetto M., 7 anni, che mi annuncia che avrebbe portato a casa i bambini. Addio casa, addio riposo. L’ultima volta che L. e M. sono stati insieme a casa (mia) hanno ingaggiato una lotta sul lettone (mio, quello dove avrei voluto sdraiarmi in penombra, al silenzio, ecc.) che si è conclusa con la rottura dell’abat jour sul comodino di P. Ricordarsi di chiedere alla mamma di M. perché invece a casa sua stanno buonissimi. Ma in fondo mia suocera lo fa per il mio bene, così io sono libera per il resto del pomeriggio. C’è solo da andare a prendere L., 8 anni, il che comporta una piccola deviazione di circa 7 chilometri dalla mia strada. “Ci pensi tu, vero?”. Ma il problema non è questo. Il problema è che andare a prendere tua figlia da un’amica comporta inevitabilmente uno scambio di convenevoli ed un minimo di conversazione con la di lei mamma. E tu non ce la puoi proprio fare quando sei così stanca.

Ma coraggio, riposerò stasera.
Se non fosse che le congiunture astrali e planetarie prevedono per la sottoscritta il seguente palinsesto in prime time:

1) A cena, dopo che l’amichetto M. se ne è finalmente andato, L. non vuole mangiare la carne e spacca il piatto.
2) Metterlo di fronte all’evidenza dei fatti (ora non hai più la tua cena), si traduce in una crisi isterica con pianto ininterrotto e lancio degli oggetti per tutto il soggiorno. Una di quelle crisi isteriche che tu, tra un boccone di carne e l’altro, vorresti sopprimere con un kalashnikov ma poichè è pochissimo educativo ti ritrovi costretta, ingozzandoti in fretta e furia di purè e insalata, a calmare con coccole, parole, abbracci, rassicurazioni e tanta tanta pazienza. Gli oggetti verranno raccolti a suo tempo, più tardi.
3) La partita di calcio in TV, che paralizza e lobotomizza l’unica persona in famiglia che in questo momento mi potrebbe dare una mano.
4) Incidente domestico a L., 8 anni, che urtando una finestra aperta riesce a scardinarla e a farsela cadere addosso, con conseguente pianto isterico (appena calmato l’altro pianto isterico). Per fortuna l’incidente non ha gravi conseguenze né per L. né per la finestra, se non quella di dover delobotomizzare P. per fargliela rimettere a posto.
Dove sarà il Lasonil?
5) Al numero 5 ci starebbe bene un po’ di riposo. E invece, calmati e addormentati entrambi i pupi, raccolti gli oggetti, mi dirigo verso gli zaini per vedere se sono a posto per la giornata di domani. Questo in genere è l’ultimo compito delle mie giornate.
6) La maestra di L., 7 anni, vuole che i bambini portino a scuola una custodia di una cassetta audio. Per fortuna nel cassetto esiste ancora qualche rimasuglio di quando in macchina non avevo il cd. Ne denudo una a caso (Jarabe da Palo?!?! Ma di chi è ?!?!?!!?) e infilo la custodia nell’astuccio di L., 7 anni. Ricordarsi di chiedere alla maestra a che cosa gli serve.
7) Finire di masterizzare i cd delle foto, uno è corrotto, spero di averne altra copia in ufficio.
8) Doccia
9) Letto

Sono passate soltanto 5 ore da quando avevo pensato di potermi sdraiare. Tutto sommato, poteva andare peggio.

Ma la prossima volta mi prenoto una stanza in albergo.

oi dialogoi

28 Ottobre 2008

Driiiiiiiiin

“Pronto?”
“Leo ciao, mi faresti un favore grande grande?”
“Dì”
“Mi porteresti dentro casa il bucato steso fuori?”
“Mà, sta piovendo…”
“Appunto per questo”
“Mi bagno tutto…”
“Anche il bucato!”

(ci pensa un attimo)

“Ah, ok”